LA POMAROLA

Vestav nata per caso: mentre affettavo ppomodori per f r sugo chiaro no?

O, sitti e buci eh? Un dite nulla alla mi moglie per carit.



Quer cardo dagosto, vellafa asfissiente
levavin di senno e opprimevin la gente.
Fiaccato, spossato, Gio bofonchiava.
La fronte sudata unsovanto grondava

e anco le mano grondavin, di rosso;
che a f la onserva, ir succo va smosso:
i ppomi van cotti, spremuti e passati,
ma prima di cce van tutti tagliati.

Ridotti n portiglia, se bn smantrugiati,
ti ccino prima e n pi prelibati;
per questo Gioele, mistiando lodri,
si dava da f a spappor ppomodori.

Un pntolo ar tglio e n pgliolo sur fo
(che deve ancor cce pe nartro br po)
quanto ni basta per e la stagione
che ancora riserva gran cardo e affrissione.

La moglie laiuta passiente e asservita
rumando ogni tanto la massa bollita
fin quando ni hiede: - Ir sale lhai misso?
Gioele ci pensa con fare prolisso.

- mah, penso he un serva, di certo salato,
con tutto ir sudore che mi c cascato.


dalla fioraia

du' dita di vino

i' llume d'Aladin

la mosca

la pomarola

l'ergastolo

strano mondo